ALLE ELEZIONI UN SEDERE NON VALE UN ALTRO

 

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Il fatto è molto semplice.

La responsabile della comunicazione di un partito politico posta una foto di sé in bikini, sulla barca, con il sedere ben in vista; sopra, la scritta “ Ciao. E’ iniziata la campagna elettorale e io uso qualsiasi mezzo. Votate X”.

 

Che sia il solito (ex) Cavaliere che ci delizia con una delle sue olgettine, pronte a tutto pur di difenderlo? Ebbene no.

Che sia il Pd che decide di virare, di cambiare tattica, usando una Boschi in lingerie per attirare le simpatie dei guardoni? Ebbene no.

Che sia il Movimento 5 Stelle che ci propone una grillina che si farebbe tatuare “Peppe I love u” sulla chiappa? Ebbene, ancora una volta no.

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GESU’ ERA COMUNISTA

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Ma non mangiava i bambini. Le parole “lasciate che i bambini vengano a me” avevano altro significato.

 

Gesù ci sapeva fare con le parole. C’è chi dice sia stato il primo comunista della storia perchè predicava la condivisione; ma seguendo questo ragionamento il villaggio dei Puffi sarebbe l’esempio perfetto di comunismo, anzi: di città utopica.

 

Che Gesù sia dipinto come esempio di socialismo è storia ben nota. Nei documenti storici del socialismo italiano l’immagine di Gesù è presente ancor prima che il movimento si costituisse come partito nel 1892. Infatti in un sito web di vecchi canti socialisti è possibile leggere il testo poetico composto nel 1876 da Giacinto Stivanelli: «A Gesù Nazzareno primo martire del socialismo», evidentemente un tema centrale in certa letteratura e propaganda del tempo. Continue reading

CARI GIORNALISTI, ECCO PERCHE’ NON AVETE CAPITO #COGLIONENO

La campagna del Collettivo Zero #coglioneNO, ha riscosso tanto successo tra i giovani, quante critiche da parte di chi uno stipendio ce l’ha.

Ogni giornalista che ha mal parlato di questi video apriva sempre il suo pezzo con “Ora direte tutti che parlo così perchè io ho uno stipendio, ma non è così”.

No, no. E’ proprio così.

Chi riceve soldi in cambio delle proprie prestazioni è un privilegiato. Quante volte ho detto a mia madre “Vado a vendere il culo piuttosto che passare ore a correggere pezzi mal scritti, non pagata”! Ma anche vendere il culo è una nobile arte, e non tutti siamo portati.

Si suole spesso dire che chi non ha un parente malato, non può parlare correttamente di eutanasia. Così chi non è mai stata incinta, non può parlare di aborto. O può parlarne relativamente, mai dalla parte etica.

Perchè allora dovremmo credere alle parole degli accusati, piuttosto che a quelle di chi non viene pagato?

Perchè la campagna consisteva in questo: pagateci.

E’ vero che, in un mondo in cui tuo nipote che fa il linguistico può tradurti il sito internet, l’offerta è terribile. I risultati sono pessimi perchè la domanda c’è, ma l’offerta valida si confonde nel mezzo di tanti liceali o persone poco avvezze a quel mestiere.

Si è parlato di esperienza. Continue reading

QUESTIONE DI FACCINE (QUELLE DI CORRIERE.IT)

Può capitare, leggendo la versione online de Il Corriere della Sera, di trovare degli status con una faccina a destra dell’articolo. Quelle faccine sono una palese storpiatura dei nuovi status di Facebook, o un ampliamento della versione del più famoso “Mi piace”.

Scopo di suddetti smile è quello di compiere una piccola rilevazione sullo stato d’animo dei lettori alla lettura di una certa notizia. Gli status tra cui si può scegliere sono pochi: indignato, triste, preoccupato, divertito, soddisfatto. Alle notizie del centro di Lampedusa si raccoglievano alte percentuali di indignati; se Letta dava notizia di una nuova riforma, la gente poteva apporre molti “soddisfatto”; la morte dei due italiani a Katmandu ha reso i lettori tristi.

Ma la cosa sta creando non pochi squilibri. Per ogni articolo apparso nel sito web, arriva un controarticolo di qualche blogger o giornalista a mostrare come il popolo italiano sia ignorante o insensibile in merito a certe questioni. Perchè la notizia della Kyenge che distribuisce pasti a Natale dovrebbe rendere gli italiani indignati?

Insomma, Corriere.it sta regalando parecchio materiale ai blogger e ai giornalisti del nulla. Tra i quali mi posiziono anch’io.  Continue reading