SULL’OBIEZIONE DI COSCIENZA IN AMBITO SANITARIO

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“Non sono il candidato cattolico alla presidenza. Sono il candidato alla presidenza dei Democratici che è anche cattolico. Non parlo per conto della mia Chiesa su questioni pubbliche – e la Chiesa non lo fa per me. Qualsiasi questione dovesse venire alla mia attenzione come Presidente – sul controllo delle nascite, divorzio, censura, azzardo o altro – prenderei la mia decisione sulla base di questi punti di vista, sulla base di ciò che la mia coscienza mi dice essere di interesse nazionale, e senza tener in considerazione qualsiasi pressione religiosa o precetto dall’esterno. E nessun potere o minaccia di punizione mi farebbe decidere altrimenti. Ma se dovesse mai arrivare il momento in cui – e non dico potrebbe non arrivare mai – quando il mio lavoro dovesse chiedermi di violare al mia coscienza o l’interesse nazionale, rassegnerei le mie dimissioni; e spero che qualsiasi altro servitore del popolo con una coscienza faccia lo stesso”.

In Italia non succede. Queste le parole di un J.F.Kennedy in campagna elettorale, negli anni ’60; un cattolico antiabortista e che non ha mai anteposto l’interesse personale all’interesse nazionale.

Siamo in Italia, nel 2014; a Jesi, in provincia di Ancona, non si effettuano aborti: 10 medici su 10 sono obiettori di coscienza. Circa il 70% dei ginecologi italiani, a servizio del popolo, in realtà non attuano quello che Kennedy si auspicava; se volete abortire andando in ospedale qualsiasi, rischiate di trovare solo tre medici disposti su dieci, se non addirittura nessuno. Continue reading

ABORTO, BALZO INDIETRO PER LA SPAGNA.

Sono lavoratrici, le donne spagnole che abortiscono. Lavoratrici dipendenti, per il 49%.

hanno tra i 20 e i 35 anni, scelgono centri privati, usano il preservativo. Abortiscono subito, massimo alle otto settimane, per scelta propria.

Le percentuali danno una chiara identità alla donna spagnola media che decide di prendere questa dolorosa decisione: sono giovani dipendenti che verranno licenziate in caso di gravidanza.

Ma la legge sull’aborto è appena cambiata in Spagna. El Paìs titola, in toni gravi: “Il Governo approva la legge sull’aborto più restrittiva della democrazia”.

Parole dure e pesanti, ma è la verità.

La nuova norma, presentata da Alberto Ruiz-Gallardòn, il geniale Ministro della Giustizia. Lecito chiedersi cosa c’entri il ministero della Giustizia con una legge sull’aborto; questa normativa a dir poco strabiliante si chiama infatti “Normativa organica per la protezione della vita del concepito e dei diritti della donna in gravidanza” (permettete il mio spagnolo arrugginito). Va quindi a sostituire la normativa sul diritto all’aborto approvata nel 2010 dal governo Zapatero.  Continue reading