SULL’OBIEZIONE DI COSCIENZA IN AMBITO SANITARIO

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“Non sono il candidato cattolico alla presidenza. Sono il candidato alla presidenza dei Democratici che è anche cattolico. Non parlo per conto della mia Chiesa su questioni pubbliche – e la Chiesa non lo fa per me. Qualsiasi questione dovesse venire alla mia attenzione come Presidente – sul controllo delle nascite, divorzio, censura, azzardo o altro – prenderei la mia decisione sulla base di questi punti di vista, sulla base di ciò che la mia coscienza mi dice essere di interesse nazionale, e senza tener in considerazione qualsiasi pressione religiosa o precetto dall’esterno. E nessun potere o minaccia di punizione mi farebbe decidere altrimenti. Ma se dovesse mai arrivare il momento in cui – e non dico potrebbe non arrivare mai – quando il mio lavoro dovesse chiedermi di violare al mia coscienza o l’interesse nazionale, rassegnerei le mie dimissioni; e spero che qualsiasi altro servitore del popolo con una coscienza faccia lo stesso”.

In Italia non succede. Queste le parole di un J.F.Kennedy in campagna elettorale, negli anni ’60; un cattolico antiabortista e che non ha mai anteposto l’interesse personale all’interesse nazionale.

Siamo in Italia, nel 2014; a Jesi, in provincia di Ancona, non si effettuano aborti: 10 medici su 10 sono obiettori di coscienza. Circa il 70% dei ginecologi italiani, a servizio del popolo, in realtà non attuano quello che Kennedy si auspicava; se volete abortire andando in ospedale qualsiasi, rischiate di trovare solo tre medici disposti su dieci, se non addirittura nessuno.

 

Ma se non si riesce ad abortire in ospedale, cosa si fa? Si prende la macchina per percorrere chilometri magari in clandestinità, perchè i genitori non vogliono, perchè si è picchiate dal marito, perchè ci si vergogna, il tutto per andare a compiere una delle scelte più importanti della propria vita da sole, in un’altra regione?

No, siamo italiani brava gente. Ci si arrangia. Ricordo che alle scuole medie lessi un libro ambientato nella Sicilia di fine Ottocento, con le lenzuola appese in giardino dopo le nozze per mostrare la perdita della verginità. Lessi di un aborto praticato con del rosmarino, in casa, in segreto, nella vergogna. Non capivo e mia madre sicuramente pensava avrei avuto la fortuna di non capirlo mai, in questi anni.

Eppure ora siamo tornate a fine Ottocento. Perchè sono circa quarantamila gli aborti praticanti in clandestinità, e settantacinquemila quelli dichiarati misteriosamente “spontanei”. In casa, in ambulatori improvvisati, tra le mani dell’amica al primo anno di medicina oppure tra quelle di un medico macellaio. C’è di mezzo anche la mafia cinese, ora, che gestisce ambulatori illegali senza alcuna conoscenza medica. E ci sono le ragazzine che abortiscono nel bagno con la vecchia gruccia, oppure quelle che girano per la metro in cerca di blister di un farmaco per l’ulcera, a base di misoprostolo: cento euro e in dosi massicce provoca un’interruzione di gravidanza, lo sanno, è scritto in internet e puoi fartelo arrivare anche dall’America.

 

E chi sbaglia, perde la vita.

 

Così, a trentasei anni dall’entrata in vigore della legge 194, in Italia si continua a morire d’aborto ancora più di prima.

L’aborto è permesso, è legale, terapeutico in alcuni casi; ma il medico può rifiutarsi di farlo. Il medico può andare contro la legge.

 

Non esistono maglie nere o regioni più “virtuose” (io direi “rispettose della legge”; solo la Valle d’Aosta ha un 16% di obiezione, merito della vicinanza con la Francia). Fino a quando un medico si rifiuterà di poter praticare un intervento per convinzioni che riguardano il suo personale, non vivremo in uno Stato in cui si rispetta la legge.

L’Italia risulta avere una delle percentuali di aborti più bassa d’Europa. Al primo posto ci sono Romania (si attesta attorno al 34%) ed Ucraina, seguiti da Svezia e Francia. L’Italia ha il 17% di interruzioni volontarie di gravidanza. Ma consideriamo che in dieci anni l’Ucraina è passata dal 54% al 23%, risultato assai considerevole, merito di una prevenzione e di un’educazione più efficaci. Sicuramente non per merito dell’impossibilità di poter interrompere la gravidanza.

Ma in Italia funziona così. Quel 2% in meno in dieci anni è parzialmente dovuto ad una maggiore prevenzione e un’efficace educazione sessuale, ma di certo anche all’aumentare spropositato del numero di obiettori di coscienza.images

 

I medici non obiettori, che svolgono il lavoro per il quale hanno giurato, sono sempre meno, e sempre più anziani. Paradossalmente sono i più giovani quelli ad adoperare l’obiezione di coscienza come scusa per le proprie convinzioni etiche o religiose.

E la religione la fa da padrone sulle motivazioni dell’obiezione di coscienza, soprattutto per quanto riguarda la pratica dell’aborto.

Se Kennedy si professava uomo cattolico nel privato, ma laico quando doveva pensare all’interesse nazionale, un obiettore di coscienza si professa religioso nel privato e religioso quando deve pensare all’interesse del paziente; anteponendo così la sua morale e la sua etica alle necessità e i desideri del paziente che dovrebbe aiutare.

Il fatto che il Movimento per la Vita affermi che l’obiezione di coscienza dei ginecologi è una vittoria, merito anche della Chiesa, è una cosa punibile legalmente. Forse anche la Chiesa dovrebbe scostarsi da certi atteggiamenti radicali che male si rapportano con quelle che sono le regole di buonsenso civile, e con gli insegnamenti di tolleranza e rispetto che le religioni stesse dovrebbero mettere in pratica. Dire che la propria religione non permette di praticare l’aborto, che la propria etica vieta l’interruzione di una vita, contraddice in toto anni di insegnamenti medici. Laurea presa all’Università di Medicina di Topo Gigio.

“Ma pensate ai Paesi islamici, dove non si può abortire; dove non trovi neppure quel 20% di medici disposti a commettere questa violenza”; beh, no: la religione islamica permette l’aborto in caso di malformazioni del feto, rischio di vita per la donna e violenza carnale. Fondamentalmente, la legge islamica è molto più ben disposta a rispettare la medicina rispetto ad un occidentale obiettore di coscienza.

 

La legge 194, quindi, non è più legge, ma è diventata semplicemente un’opzione a discrezione del medico che ci si trova davanti. Scusi medico, a causa dei miei problemi ho preso una decisione; so che mi condizionerà tutta la vita, ma ho deciso di scegliere ciò che ritengo causerà meno danni. No signorina, mi spiace; io non pratico aborti perchè la mia etica non me lo permette, sono degli omicidi (e se è la mia etica, la ritengo superiore ai suoi problemi, e quindi sappia che la ritengo anche un pelo stronza e immorale); quindi si rivolga ad un altro medico.

 

L’obiezione di coscienza è il rifiuto di ottemperare a un dovere imposto da un ordinamento giuridico, da parte di chi ritiene gli effetti che deriverebbero dall’ottemperanza contrari alle proprie convinzioni ideologiche, morali o religiose”.

 

Ora comprendiamo bene il fatto, che va anche al di là dell’interruzione di gravidanza. Se il mio credo religioso o convinzione morale mi dice che tutto ciò non dev’essere praticato, io, farmacista, posso rifiutarmi di venderti preservativi e pillole anticoncezionali.

Ma arriviamo ancora più in là, fino a dove si può spingere.

Se il mio stile di vita imposto da una precisa ideologia, mi dice che gli esperimenti sugli animali sono contro la natura e immorali, e tutto ciò che deriva da queste sperimentazioni è punibile, la legge italiana mi permette di rifiutarmi di prescrivere anticoncezionali sperimentati in questo modo ma che per la mia paziente sarebbero adatti.

 

Perchè l’obiezione di coscienza è, in ambito sanitario, la discrezione del medico se fare o no la volontà del paziente; è la discrezione del medico se obbedire ad una legge italiana o permettergli di disobbedire senza conseguenze.

Se un militare attua l’obiezione di coscienza rifiutandosi di partecipare ad una guerra, sta salvando delle vite.

Se un medico attua l’obiezione di coscienza rifiutandosi di praticare un’interruzione di gravidanza, quale vita sta salvando? Quella del feto o quella della donna?

 

Così tutti gli antiabortisti dovrebbero passare una notte in un reparto di ostetricia per poter continuare a rifiutare una pratica psicologicamente dolorosa, una decisione difficile che segna la vita di giovani donne.

 

Perchè se la mia etica mi impedisce di aiutare un uomo che chiede il mio aiuto, cambio mestiere. Non faccio il medico ginecologo ma vado a togliere denti.

 

Alina Twain

 

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