LE 10 LEZIONI D’AMORE DEI GRANDI CLASSICI

1) “Il Grande Gatsby” di F. Scott Fitzgerald

Non elevare il tuo amore a idolo d’oro: se lo tocchi, può restarti l’oro sulle mani.

Questo è ciò che Jay Gatsby e Daisy ci insegnano. Lui ama lei per una vita intera. La aspetta, incerto e timido; lui, che potrebbe avere il mondo ai suoi piedi, vuole proprio lei, la piccola Daisy, sposata con un altro. Si è addirittura comperato il villone davanti la sua casa, in perfetto stile stalker, per poter anche solo vedere la luce verde sul pontile di fronte. Ma quando si vedono l’idillio dura per poco. Lei, l’oggetto del desiderio, è cambiata così tanto, non è più la ragazza spensierata di un tempo.

Il passato non può ripetersi, gli dicono. Ma alla fine lei lo abbandona. Viviamo nel pensiero che una storia possa ripetersi all’infinito, che l’amato possa tornare uguale a prima. Ma non sarà mai uguale a prima: soprattutto perchè ti ha lasciato, e quindi non è più la persona che ti amava.

“E noi andiamo avanti così: barche controcorrente, risospinti senza posa verso il nostro passato”.

 

2) “La Bibbia”, Adamo ed Eva

Lui sarà pure un idiota che non deve fidarsi delle donne. Ma quale donna si aspetta che un uomo sia così pollo?!

 

3) “Orgoglio e Pregiudizio” di Jane Austen

Partiamo da un assunto: non amo la Austen, ma mi piace Orgoglio e Pregiudizio. Elizabeth, poverella ma donna forte e indipendente, ha la battuta abbastanza tagliente: cosa ammirevole se trovi un Mr Darcy che è cocciuto, ma inutile se trovi un uomo mortale.

La genialità sta nel fatto che lui si innamora quasi subito, mentre lei deve combattere contro i pregiudizi che ha su di lui (il solito riccone) e se ne innamora alla fine dopo un tampinamento serrato. Questi tribolano fino alla fine, quando finalmente lei gliela darà; no, non per esasperazione, ma per amore.

Elizabeth è intelligente: ci insegna che possiamo trovare un Mr Darcy anche noi grazie ad un sapiente tira e molla. E mica uno qualunque: uno bello, simpatico, intelligente e ricco.

Attenzione però: i tempi del XXI secolo sono diversi da dell’Ottocento. Cercate quindi di adattare la tecnica ai giorni nostri.

Ma è comunque una vera fortuna avere qualcosa ancora da desiderare. Se tutto fosse perfetto dovrei aspettarmi sicuramente qualche delusione”.

 

4) “Romeo e Giulietta” di William Shakespeare

 

Sono giovani, sono adolescenti. Vivono un amore di pochi giorni, non se la spassano, muoiono quasi tutti. Come non desiderare un amore così? E’ quello che vorrebbero tutti: breve ma intenso.

 

Ma questa tragedia ci da un grande insegnamento: la comunicazione è importantissima. Cercate di mettervi d’accordo su che diavolo di fine volete fare, o rischiate di trovarvi svenuti e uccidervi. Il dialogo è importante per la pellaccia.

 

 

 

5) “Odissea”, Ulisse e Penelope, di Omero

Se anche voi state pensando di fare e disfare una tela in attesa di un uomo, che in realtà se la sta spassando con la Circe di turno e tante belle sirene, no. Non fatelo. Tanto vostro figlio vi odierà lo stesso.

 

6) “Via col Vento” di Margaret Mitchell

 

 

 

Questo libro ci insegna tutto ciò che non dobbiamo fare. Rossella sposa per ripicca due uomini, che moriranno entrambi, perchè non può avere Ashley, l’amato di una vita. Nel momento in cui potrebbe averlo, capisce che in realtà ama il suo terzo marito, Rhett. Il quale, giustamente, la molla con un “Francamente me ne infischio”.

 

A stare con il piede in quattro staffe, si finisce per cadere. L’unico insegnamento che ne possiamo trarre è che “Domani è un altro giorno”. Magra consolazione, cara.

 

7) “Madame Bovary”, Emma e qualsiasi essere che respiri, di G. Flaubert

Emma ci insegna una cosa molto importante, sia a noi donne che ai maschietti: sesso e romanticismo sono importanti. Molto importanti.

Le donne sono come gli uomini; anche a noi donne piace quel movimento. Non abbiate paura di farlo, grazie.

 

8) “Le Relazioni Pericolose” di P. de Laclos

Il capolavoro dei romanzi rosa francesi dell’epoca, ben superiore all’omonimo film.

E’ fondamentalmente un pentacolo, se aggiungiamo anche la prima preda, una virginea ragazza. Il Visconte e la Marchesa sono due accaniti libertini che scommettono su chi riuscirà a possedere chi. Cécile è una giovane vittima del Visconte, innamorata di Danceney; quando il Visconte vorrà rivelare i malefici piani della Marchesa, morirà. La Marchesa verrà sfigurata dal vaiolo e Cécile andrà in convento dalla vergogna.

Se siete dei libertini, divertitevi pure, ma non innamoratevi mai o rischiate una spada nella schiena. Fate molta attenzione alle prede che vi scegliete, non si sa mai il rischio che correte. E se siete una delle suddette prede non preoccupatevi: Rossella ci dice che domani è un altro giorno, e una sveltina non vale affatto un convento.

 

9) “I Promessi Sposi” di A. Manzoni

Essere una lagna funziona. Lucia non era altro che una lunga e penosa lagna, un’insipida madonnina infilzata e isterica. Cosa Renzo ci trovasse in lei, non lo sa neppure il Manzoni.

Ma evidentemente qualcosa di positivo doveva averlo, per avergli fatto passare tutto quello che ha passato, e avergli fatto portare pure quei capponi all’Azzeccagarbugli. Patata d’oro? Non ci è dato saperlo.

Ma Renzo e Lucia ci danno un importante insegnamento. Se siete una coppia noiosa, continuate così. Altrimenti, appena i bravi ti dicono “Questo matrimonio non s’ha da fare”, rispondete “S’ signore” e fuggite.

 

10) “La Divina Commedia”, Paolo e Francesca, di Dante Alighieri

L’Amore letterario per eccellenza.

Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse”, ci dicono nel quinto Canto dell’Inferno. Paolo e Francesca, entrambi sposati, leggevano un libro che li ha fatti innamorare, quello che descrive l’amore tra Lancillotto e Ginevra, anch’esso peccaminoso. Un po’ come due giovani che si innamorano ascoltando una canzone d’amore. Ci insegnano che esiste un amore audace che sfida anche le fiamme dell’inferno. Troppo sdolcinato? No, capita. Leggete ragazzi, leggete. Capiterà la persona che vi guarda e chiede “Che stai leggendo?”.

“Amor ch’a nullo amato amar perdona,/ mi prese del costui piacer sì forte,/ che, come vedi, ancor non m’abbandona”.

 

Non ho preso in considerazione Fabio Volo e Moccia perchè facciamo parte del Collettivo per il Buon Gusto nella Letteratura.

 

Se possiamo quindi trarre insegnamento dai libri, soprattutto dalle storie d’amore, anche se parecchio datati? Sicuramente sì. Basta saperli leggere nel modo giusto. 

 

Alina Twain

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