GRAMMY, NOTTE MAGICA PER LA MUSICA INTERNAZIONALE

Se la moda corrente è quella di denigrare la musica o i film premiati, qui non troverete nulla di tutto ciò.

I Grammy Awards, paragonabili agli Academy della Musica, sono un perfetto esempio di Eccezionalismo Americano che serve alla gente. Musica, glamour e risate sono da sempre la ricetta di uno degli show più seguiti della televisione e non.

Già perchè i Grammy, grazie alle giovani star musicali, si confermano l’evento più social; e il network si adatta. #Grammys era l’hashtag più usato degli ultimi giorni, e il sito ufficiale ci ha offerto quattro visuali: Live dallo Staple Center, con le premiazioni; Director’s Cut, con le mini interviste dal carpet; Red Carpet, appunto, con l’arrivo delle star; un Inside, da una mini telecamera nel corridoio del backstage.

Le esibizioni? Nell’eccellenza, ma del resto era scontato, considerati i grandi nomi. La performance dei Daft Punk con Pharrell Williams e Stevie Wonder è stata una perla nel panorama musicale di oggi. Beyoncé col marito Jay-Z, Macklemore e Ryan Lewis assieme a Madonna e Queen Latiah che nel frattempo aveva officiato una trentina di matrimoni omosessuali.

I premi? Scontati e non. La cosa non scontata, infatti, (di cui pochi se ne sono accorti) è che fosse così non americana. 

I detrattori dei Daft Punk non hanno fatto altro che denigrare i premi che hanno ricevuto. Perchè ne hanno ricevuti davvero tanti e con un indubbiamente ottimo anno. Si portano a casa 5 premi e i più prestigiosi, tra i quali Album of the Year e Record of the Year. La giovane Lorde ne porta a casa tre, tra i quali Song of the Year.

Ma nulla batte l’ascesa in poco tempo dei rapper e producer Macklemore e Ryan Lewis, che con il loro capolavori (perchè questo sono) hanno dato una scossa al panorama musical dell’hip hop e hanno fatto man bassa di tutti i premi possibili, tra i quali il Miglior Artista Esordiente.

Successi anche per Justin Timberlake e Alicia Keys., che riscuotono con canzoni e album.

Le vecchie glorie tornano più in forma che mai: Paul McCartney vince anche con la Best Rock Song assieme a Dave Grohl dei Foo Fighters, Krist Novoselic e Pat Smear, e ci regala un’esibizione assieme a Ringo Starr, in un ricordo dei Beatles nell’anniversario del loro sbarco in America.

Ma il più felice della serata pensiamo sia stato proprio quel Pharrell Williams che finalmente si aggiudica il Producer of the Year; lui, che tiene sotto le mani un terzo dei successi mondiali degli ultimi anni, ha avuto il riconoscimenti che aspettava da tempo.

 

Una cosa possiamo dire di questi Grammy: sono sempre più internazionali. Da Paul McCartney, ai Daft Punk, a Lorde, la musica mondiale è sempre più global e l’interesse degli Stati Uniti per il Vecchio Mondo sta tornano. E anche i Grammy, il più alto riconoscimento a livello musicale, aprono le porte alla musica internazionale.

Se Francia e Nuova Zelanda possono vincere rispettivamente 5 e 3 Grammy…che aspettiamo, italiani?! Smettiamo di trincerarci dietro un finto “ma tanto fanno successo solamente gli americani pechè hanno soldi”. No.

Basta fare buona musica. Coraggio!

Qui tutti i premi:

http://www.grammy.com/nominees

Alina Twain

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