ARS ORATORIA ovvero “Cosa ci tocca sentire”

Conferenza, corso di formazione, convegno, dibattito: scegliete voi la situazione che preferite, che vi è più familiare. Il risultato non cambia, resta il fatto che ci sono oratori che fanno rivoltare il povero Cicerone nella tomba, gente che dice, per esempio:

  • “Ho trattato ENNE casi di questo tipo”

Caro oratore, ti dimentichi che sei un essere umano, non un telegrafo. Se non hai intenzione di quantificare con un numero preciso, ci sono svariati modi (non enne) in cui puoi esprimerti in maniera decorosa. Locuzioni come “una certa quantità di” o “un certo numero di” esistono proprio a questo scopo, ma se vuoi essere sintetico basta un semplice “molti”. Se però vuoi darti delle arie, puoi persino concederti un “innumerevoli”.

  • “Assolutamente sì”

Anche no. Il sì (quello che si scrive con l’accento, tanto per intenderci) è di per sé un’affermazione assoluta, il “sì” è totale e completo, racchiude in due sole lettere il pieno assenso a quanto detto. Affiancarlo ad un avverbio lungo e ridondante come “assolutamente” significa sminuirlo, dando così ad intendere all’interlocutore che il semplice “sì” per voi non è così vincolante.

Se il giorno del vostro matrimonio, la persona che vi sta di fronte risponde “Assolutamente sì” alla fatidica domanda, fatevi un favore: piantatela lì.

  • “E in base a questo capirete che…”

Cosa? Cosa? Per favore, dillo. Un’occhiata o un’espressione facciale, piuttosto che un gesto della mano non concludono un discorso. Queste frasi in sospeso sono particolarmente irritanti quando l’oratore sta veicolando delle informazioni sconosciute a chi ascolta. Una platea di businessmen che assistono ad una conferenza su “Politiche di vendita sui mercati mediorientali” presumibilmente si aspetta informazioni chiare e precise e non di sentirsi un branco di capre se non riescono a concludere da soli la frase misteriosa.

Resta il dubbio, con questo tipo di oratori, che nemmeno loro sappiano come finisce la storia.

  • “Actaiviti beisd costingg”

Sogno orde di Angli e di Sassoni, piombare su questi individui e spiegare loro, molto gentilmente, come non brutalizzare la loro lingua. L’inglese al giorno d’oggi è molto importante, ne conveniamo tutti, soprattutto in certi campi. Come un musicista non può esimersi dall’usare la parola “adagio” e un cuoco non può scampare dal francesissimo “à la julienne”, chiunque si occupi di finanza e di marketing, non può evitare i termini settoriali in inglese: non è colpa di nessuno se certe cose le hanno inventate gli anglosassoni. Ma quando, ad un corso di formazione, si sentono dire certe cose, prendono i brividi.

Se poi l’oratore in questione si è presentato come un grande mediatore di acquisti e vendite in campo internazionale, c’è da chiedersi quante perdite abbia causato all’azienda, se questo era il suo livello comunicativo. E la domanda successiva sarà: “Ma io, perché sto qui a subire?”

In sostanza, se il vostro lavoro prevede l’arte oratoria, per favore, studiatela. Altrimenti, prendete in considerazione l’idea di cambiare mestiere.

 

 

Ixial

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