I 10 STATUS DI FACEBOOK PIU’ IRRITANTI

Ogni volta che aprite Facebook gli update dei vostri amici vi irritano più di altri? C’è un motivo.

Facebook offre un ampio spettro della terribile varietà del mondo umano. Ecco i tipi di updater più diffusi, nonchè quelli più irritanti.

1) I “vorrei ma non posso quindi ti metto invidia”

Esiste un polposo gruppo di persone che ama quello che fa. Ma non lo dice in maniera carina, bensì lo ostenta. Così un weekend a Milano con il fidanzato diventa un: “E noi siamo a Milano, i migliori!!!!!!!!!!!!!!!!!”. Un piatto ben riuscito diventa un: “Eccooooo. Cose che voi sognate!!”.

Persone che probabilmente invidiano molto agli altri, ogni minima cosa da loro fatta diventa un capolavoro che tutto il resto del mondo deve invidiare. Il risultato, però, non è quello di suscitare invidia, bensì di irritare fortemente il prossimo; il quale vi farebbe ingozzare quel piatto urlandovi “Ecco cosa sognavo!!”.

2) Quelli degli ex
Potrebbe scrivere qualsiasi cosa.
Dal comunissimo “Doccia time” al più temuto “In love with…”, ogni cosa scritta dal proprio o dalla propria ex può divenire fonte di frustrazione perenne e motivo di cambiamento d’umore.
Il peggio si raggiunge se l’ex in questione è un patito di Facebook, magari è un sunto di tutti gli status irritanti appena descritti. In questo caso l’unico status non irritante sarebbe un “Mi manchi amore mio, chiamami”. Oppure un piacevole “Sto per buttarmi”. In ambedue i casi risolverebbe molte questioni.

3) Citazioni a go go
“Odio le citazioni. Dimmi ciò che tu sai”, diceva il filosofo statunitense Ralph Waldo Emerson.
Ed effettivamente la citazione è uno degli status più diffusi e particolarmente più irritanti. Se in alcuni casi l’aforisma è pungente e ben mirato, anche piacevole da vedere, nella maggior parte delle situazioni irrita non poco. Che siano canzoni, frasi tratte da libri, aforismi più o meno famosi, le citazioni hanno rotto le scatole. E spesso sono addirittura accompagnate dal proprietario sbagliato, solitamente un Jim Morrison (che ha detto la maggior parte delle cose presenti su Facebook) e qualche paladino dei diritti umani random. Nnon si capisce mai se sono riferite a fatti veri oppure citazioni messe lì, perchè belle ed efficaci (quindi se qualcuno minaccia il suicidio tramite Kurt Cobain, può capitare che gli amici si preoccupino; invece citava solo Come As You Are). E poi…capiamoci: perchè devi fare la figura dell’intellettuale con una frase di Thomas Mann che magari non hai mai letto un solo suo libro in tutta la tua vita?
Un consiglio ai citazionisti compulsivi: non citate Gesù. Leggere “(cit. Gesù)” è una cosa terribile.

4) -time (detti anche i “non-mi-interessa-status”)
Chiariamo subito una cosa: non mi interessa la telecronaca della vostra giornata ora dopo ora.
I “doccia-time”, “pappa-time” risalgono all’epoca di Messenger (se lo ricordate) e si sono trasferiti su Facebook nel 2008. Hanno vissuto perlopiù un anno, per poi sparire dagli status dei più alternativi. E ricomparire successivamente in versione mainstream, soprattutto sulle bacheche dei Facebookaholic.
E’ estremamente irritante; sappiate che è preferibile un “Vado a fare la doccia, sono nudo”. E no, non è simpatico neppure il ricorrente “cacca-time”. Fatela in pace.

5) I check-in
Due anni fa, come qualcuno ben sa, ne ho sperimentato l’inutilità tramite l’applicazione Foursquare, che mandava notifiche sui check in dei miei amici. All’epoca, non riuscendo a disattivare le notifiche, la cosa diventava alquanto irritante ogniqualvolta qualcuno faceva il check in al supermercato sotto casa per diventarne sindaco.
Ma da quando Facebook ha aggiunto l’opzione del “registrati”, la mania è dilagata. Che sia “Il duomo di Milano” (cosa comprensibile) a “Sotto il piumone” (ma chissene), tutti si sentono in dovere di comunicare al mondo la propria posizione.
Per la gioia di tutti i ladri.

6) Promoter e spammatori compulsivi di eventi
Ci sta una volta. Ci sta due. Poi ti nascondo dalle notifiche.
I pr sono una categoria di utenti di Facebook che meriterebbe una menzione a parte. Mi hai invitata all’evento, mi hai anche taggata (e io altrettanto prontamente ho tolto la tag), cosa vuoi di più? Un rene? Intasarmi permanentemente la bacheca?
Ho capito che a fine gennaio ci sarà la tua mega strepitosa festa. L’ho capito. Me l’avete detto te, il dj, un altro pr, un altro dj (mannaggia a me che ne ho così tanti tra le amicizie), la pagina della discoteca, la pagina dell’evento. Emmobbasta veramente.
Altrimenti capisco quelli della Columbine. Entriamo in cinque con un mitra e trasformiamo la festa a tema in un Bloody Sunday (e no!! Non vi sto dando un tema nuovo).

7) I genitori orgogliosi
Categoria della quale vi dovrete segnare nomi e cognomi, perchè tra vent’anni verranno uccisi con una bistecchiera dai suddetti figli, oramai esasperati.
Status sulla prima parola, status sugli amichetti, status sul primo dentino, status sui primi passi, status sulla condizione della pupù. Il tutto corredato da foto, per fortuna non della pupù. Ci sono due spiegazioni a ciò: o le mamme non lavorano (e qui esistono delle comode terme in cui passare la giornata) oppure il tempo che non passano a lavorare, lo passano su Facebook a sbandierare quanto siano orgogliose del loro bambino.
Ignorando che quel tempo lo stanno in realtà togliendo al bebè in questione, e che se fra sedici anni spaccerà crack fuori dalle scuole rimproverandovi di non aver passato abbastanza tempo con lui…io un esamino me lo farei.

8) I criptici e sibillini
Capisco il non sbandierare i fatti propri su Facebook: è una cosa giusta, sana e più che legittima. Ma se c’è una cosa che irrita più di uno status personale troppo esagerato, è uno status sibillino volto alle migliaia di domande “Ma perchè?”, “Che succede stellina?”, “Oh no, di nuovo amore?”, seguiti dall’immancabile e ancor più criptico (e fastidioso) “Vieni in pvt”.
E allora non scriverlo!!

9) L’idiozia fatta status
Composta da molte sotto-categorie, questa in particolare tratta della stupidità generale. Ci sono gli status campioni dell’ovvietà: “Sta piovendo”. Ci sono gli status razzisti oppure omofobi che vengono puntualmente visti dal datore di lavoro. Ci sono addirittura dei professionisti dell’idiozia: “Ho guidato totalmente ubriaco ieri sera, spero di non aver investito nessuno”. Bravo scemo!

10) Gli status-aholic
Per questo c’è Twitter, grazie.

A questo punto direte “Allora a che serve Facebook?”. Beh, io sono una nostalgica del vecchio social network, di quello del 2007, quello che era un elemento in più nella vita di un uomo. Non ci irritano questi status una tantum, ci mancherebbe!, ma la reiterazione del reato, magari in maniera palesemente sgrammaticata.
Abusare degli status significa abusare della pazienza dell’uomo. Onde evitare che tutti i vostri amici nascondano le vostre attività per sfinimento, moderate gli update e usate Facebook per quello che è: un gioco.

Hitler perse a causa della categoria numero 5. Non ha imparato la lezione.

Alina Twain

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