I 7 CARTONI ANIMATI CHE CI HANNO CONDIZIONATO LA VITA

1) Candy Candy

Nonostante il titolo apparentemente innocente, Dolce Candy nasconde ha procurato gravi traumi nelle nostre infanzie.

Sin dall’inizio il cartone animato si mostra per quel che è: una cruda storia di abbandono ai danni di una bambina disagiata e con turbe psichiche. La piccola Candy, rinchiusa in un orfanotrofio (non orfanatrofio, ho controllato nel dizionario) assieme all’amica Annie, viene abbandonata da quest’ultima sentendosi sola e tradita. Verrà adottata da una famiglia ricca, che le imporrà maniere eleganti non adatte ad una bimba estroversa come lei (altro trauma).

Già da piccola si innamora di un tizio che muore cadendo da cavallo. La spediscono in collegio, dove vive una storia d’amore osteggiata da una piccola sgualdrina che fa di tutto per farla espellere dalla scuola. L’uomo della sua vita, ricattato moralmente dalla sua migliore amica che si era rotta una gamba, lascia Candy per starle vicino ed aiutarla. Un suo carissimo amico muore in guerra. Una tizia gelosa dell’ennesima storia d’amore di Candy, la fa cacciare da tutti gli ospedali nei quali lei lavora. Cercano di combinarle un matrimonio. Scopre che il misterioso zio che l’ha adottata in realtà è il suo amico (ma quanti anni avevano?!?!).

Ma vi pare un cartone animato da far vedere a dei bambini?!

2) Lady Oscar

E’ senza dubbio il cartone animato che ha turbato la sessualità di molti ragazzini e ragazzine. Una bambina viene cresciuta come un maschio (tuo padre voleva un maschietto, ma ahimè se nata tu. Ahimè?!?!), e anche le fattezze sono effettivamente molto effeminate ed ambigue. Essendo un anime del genere shōjo, è dedicato ad un pubblico femminile giovale del filone che apre ad una sessualità incerta, anche nei disegni.

Nell’anime italiano molte scene sono state palesemente censurate, come quella in cui si accusa Lady Oscar di avere un intrallazzo con Maria Antonietta o quando viene violentata da Andrè (che al posto di abusarne le fa un assai poco credibile sermone su come dovrebbe seguire la sua natura e bla bla.).

Sta di fatto che gli intrallazzi sono palesi, e si intuisce chiaramente che se la fa sia con Maria Antonietta che con il conte Fersen.

Siamo cresciuti sicuramente con una mentalità molto aperta. Sta di fatto che nessuna bambina voleva essere Lady Oscar ma tutte volevano avere un fidanzato come Andrè. C’era qualcosa che non quadrava in questo, ma i nostri genitori non se ne sono mai curati.

3) Georgie

Cominciamo col dire che Georgie si svolge in Australia, quando ancora era una colonia penale dell’Inghilterra. Immaginatevi quindi un posto popolato solamente da canguri e galeotti.

Georgie deve avere delle origini spaventose perchè figlia di una prigioniera, e quindi viene trattata come un piccolo mostriciattolo dalla famiglia che la ritrova. La madre adottiva, infatti, ha paura che metterà zizzania tra i suoi due figli naturali.

Ma tu pensa che idee metti in testa ad un bambino di dieci anni.

Il padre adottivo muore per salvarla, quindi la madre adottiva diventa sempre più rancorosa (che stereotipi). I due fratelli, che sanno di non esser suoi parenti, si innamorano di lei; Georgie, che non sa un beneamato piffero, li tiene a bada tutti e due. E che cavolo, son suoi fratelli!! Già la cosa pareva ambigua pure a lei.

In poche righe, i fratelli partono, lei si innamora di un riccone e poi scopre di esser stata adottata, il riccone parte, lei lo segue fingendosi uomo seguita da uno dei fratelli che la vuole per sé, lei scopre di esser figlia di un conte, ritrova l’amato, scopre che è malato, lo lascia alla promessa sposa perchè paghi una costosa operazione che gli salva la vita. The end. Facciamo sapere che nel manga originale, Georgie se la spassa con uno dei fratelli che poi muore, torna in Australia e se ne va con l’altro fratello.

Tragicissimo.

Ma con che rapporti parentali cresce un bambino? Con la paura di essere adottato? E se questo non fosse mio fratello? E se una volta innamorata dovessi per forza rinunciare a lui? E l’incesto? E se mi innamoro di mio fratello? Traumi a non finire, alberi genealogici che somigliano a querce secolari.

4) Anna dai capelli rossi

La tragedia si consuma nell’antefatto. I genitori muoiono di una malattia infettiva e Anna viene affidata ad una vicina povera con il marito alcolizzato. Cresce accudendo i figli della signora fino a che il marito non muore ubriaco sotto un treno. Viene affidata ad un’altra signora povera con otto (otto!) figli, e alla morte del marito di questa, va in un orfanotrofio.

Basta questo per traumatizzare un bimbo, direte voi. Ebbene no. Questo è solo l’antefatto.

Il cartone animato è di una tristezza assoluta, con questa bambina allampanata vestita di verde oliva, malinconica, con un cappellino di paglia, che si dondola su un’altalena ancora più triste di lei. Ed è sempre autunno.

Tutto riconduce ad una terribile sindrome dell’abbandono, che afferra il bambino spettatore e lo tortura per tutta la vita. Grazie mamma, che quando volevo vedere l’Uomo Tigre cambiavi canale per farmi vedere Anna dai capelli rossi. Grazie tante.

5) Heidi

Una piccola orfana (che strano!) va a vivere col nonno scorbutico tra le montagne innevate, perennemente in maniche corte. Parla con le capre e ha un amico pastorello mezzo decerebrato. Fa amicizia con una bambina paraplegica alla quale è vietato uscire di casa e comincia a soffrire di sonnambulismo una volta strappata ai monti.

Devo continuare o basta così?!

6) Sailor Moon

Premetto una cosa: non è tanto l’anime ad averci sconvolti, quanto la traduzione italiana.

Mentre l’originale giapponese ha un senso ben definito, con una trama scorrevole, per il pubblico occidentale è stato talmente manipolato che arriva a non avere un senso logico: spesso, come per Lady Oscar, mancano moltissime puntate se non addirittura la fine, per una sorta di strana censura.

Ma tanto, dico io, ci avete fatto vedere di tutto e di più!

Nella versione italiana Milord non muore. Non si sa che fine faccia: Milord muore/non muore. Non si sente mai la parola “uccidere”. Un uomo (palesemente uomo!) viene trasformato in donna, ma perchè?!

Heles e Milena, due lesbiche, in alcuni episodi sono delle amiche, in alti una coppia uomo/donna. E poi dite che un bambino non si confonde?! Una suora viene sdoppiata in due gemelle perchè “le suore non possono vestire abiti laici”, alcune Sailor vengono trasformate in altri personaggi, tutte le scene di nudo della vestizione sono censurate, tutte le sorelle gemelle spariscono, le puntate in cui le Sailor muoiono vengono censurate, facendole “risorgere” da chissà dove.

Una qualsiasi bambina che guarda Sailor Moon dalla terza stagione in poi rischia davvero di perdersi. Mentalmente, intendo.

7) Mila e Shiro

Sembra innocente. In realtà è la metafora del lavoro stremante e del bullismo legalizzato più brutta di qualsiasi serie sulla schiavitù. Indimenticabile la scena di Mila che si allena per ore sotto il sole con delle catene ai polsi, e viene lasciata lì, agonizzante.

Le nuove generazioni cresciute a Peppa Pig e Teletubbies non hanno goduto di queste chicche; guardano cartoni che contengono sicuramente qualche messaggio subliminale che fra vent’anni imporrà loro di sterminare il mondo. Ma noi, perlomeno, non siamo cresciuti psicopatici. Un po’ strani, quello sì, ma sani.

 

Alina Twain

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