QUESTIONE DI FACCINE (QUELLE DI CORRIERE.IT)

Può capitare, leggendo la versione online de Il Corriere della Sera, di trovare degli status con una faccina a destra dell’articolo. Quelle faccine sono una palese storpiatura dei nuovi status di Facebook, o un ampliamento della versione del più famoso “Mi piace”.

Scopo di suddetti smile è quello di compiere una piccola rilevazione sullo stato d’animo dei lettori alla lettura di una certa notizia. Gli status tra cui si può scegliere sono pochi: indignato, triste, preoccupato, divertito, soddisfatto. Alle notizie del centro di Lampedusa si raccoglievano alte percentuali di indignati; se Letta dava notizia di una nuova riforma, la gente poteva apporre molti “soddisfatto”; la morte dei due italiani a Katmandu ha reso i lettori tristi.

Ma la cosa sta creando non pochi squilibri. Per ogni articolo apparso nel sito web, arriva un controarticolo di qualche blogger o giornalista a mostrare come il popolo italiano sia ignorante o insensibile in merito a certe questioni. Perchè la notizia della Kyenge che distribuisce pasti a Natale dovrebbe rendere gli italiani indignati?

Insomma, Corriere.it sta regalando parecchio materiale ai blogger e ai giornalisti del nulla. Tra i quali mi posiziono anch’io. 

Confesso infatti che questa piccola funzione, all’inizio, ha lasciato perplessa anche me. Devo dire che sono soddisfatta dell’articolo? O della notizia? Triste del fatto che sia morto un ragazzo ma soddisfatta che la polizia abbia preso i suoi assassini?

La questione non è chiara.

E così oggi, aprendo Corriere.it, abbiamo assistito all’ennesimo episodio di ambiguità tutta italiana.

“Cortina bloccata, Signorini costretto a tornare a casa”. Il 52% delle persone si dichiara soddisfatto.

Ma no! Ma soddisfatto di cosa? Di sicuro del fatto che Signorini abbia rinunciato alle sue vacanze.

Certo, un po’ meno soddisfatto della situazione di Cortina d’Ampezzo, bloccata dalla neve e con la viabilità interrotta.

La furia della Cina e degli Stati Uniti sul premier giapponese Abe, che va a visitare il cimitero dei caduti della Seconda Guerra Mondiale in cui sono seppelliti molti criminali di guerra, rende il 50% degli italiani soddisfatti. Del fatto che abbia reso visita a dei criminali di guerra? Del fatto che gli statunitensi si siano arrabbiati?

Le faccine del Corriere.it stanno dando spunto non solo ai blogger più accaniti e a sociologi dell’ultima ora; i giornalisti si stanno accanendo contro una presunta insensibilità tutta italiana dinanzi alle più basilari questioni di diritti umani o politica.

Però molti illustri giornalisti si sbagliano. Il problema non risiede nell’insensibilità degli italiani o in convinzioni tutte errate, ma sta molto più a fondo; le faccine danno soprattutto un dato preoccupante dell’istruzione: gli italiani non hanno la più pallida idea di cosa sia la comprensione del testo. Una cosa che risiede totalmente nel leggere con attenzione le quaranta righe riuscendo a distinguere soggetto, azione e risultati.

Ma se l’ambiguità di alcune notizie si può chiaramente cogliere, in certi casi l’italiano non è un’opinione.

Non ci si può mostrare indignati se il ministro Kyenge serve i pasti al centro profughi.

Non ci si può mostrare indignati se Putin libera il volontario italiano di Greenpeace; non dopo che lottate per il rientro dei due marò (questa non è comprensione del testo, è buonsenso, ma è uno step successivo nella civilizzazione di un popolo).

Screenshot de L’Unità.it

Alina Twain

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