ABORTO, BALZO INDIETRO PER LA SPAGNA.

Sono lavoratrici, le donne spagnole che abortiscono. Lavoratrici dipendenti, per il 49%.

hanno tra i 20 e i 35 anni, scelgono centri privati, usano il preservativo. Abortiscono subito, massimo alle otto settimane, per scelta propria.

Le percentuali danno una chiara identità alla donna spagnola media che decide di prendere questa dolorosa decisione: sono giovani dipendenti che verranno licenziate in caso di gravidanza.

Ma la legge sull’aborto è appena cambiata in Spagna. El Paìs titola, in toni gravi: “Il Governo approva la legge sull’aborto più restrittiva della democrazia”.

Parole dure e pesanti, ma è la verità.

La nuova norma, presentata da Alberto Ruiz-Gallardòn, il geniale Ministro della Giustizia. Lecito chiedersi cosa c’entri il ministero della Giustizia con una legge sull’aborto; questa normativa a dir poco strabiliante si chiama infatti “Normativa organica per la protezione della vita del concepito e dei diritti della donna in gravidanza” (permettete il mio spagnolo arrugginito). Va quindi a sostituire la normativa sul diritto all’aborto approvata nel 2010 dal governo Zapatero. 

Vediamo bene in cosa consiste questa nuova legge tanto osteggiata dal popolo spagnolo.

Innanzitutto, l’aborto è consentito solamente in caso di grave pericolo fisico o psichico per la donna, o in caso di violenza sessuale.

Nel primo caso il limite dell’aborto sarò di 22 settimane, nel secondo di 12 settimane dalla denuncia dello stupro (non capiamo bene la differenza, dato che è noto che gli stupri vengano raramente denunciati).

Il rischio fisico o psicologico dev’essere attestato da due medici diversi, che non devono risiedere nel centro in cui la donna vuole effettuare l’intervento; il che vuol dire far girare la povera donna (per la quale ogni giorno è prezioso) per tre ospedali, con il tempo che occorre per esaminarla. Dopodichè, deve aspettare sette giorni per decidere; come se, dopo aver girato per tre ospedali, la sua decisione fosse cambiata. Inoltre, come se non bastasse, gli esami devono essere in doppia copia: quelli del feto e quelli della madre.

L’obiezione civile potrà essere contemplata in qualsiasi momento della trafila, da qualsiasi figura professionale, anche senza rendere pubblica la motivazione.

La pubblicità delle cliniche praticanti aborti sarà proibita.

Sarà obbligatoria l’approvazione di genitori o tutori nel caso di minorenni.

LA DONNA CHE NON SEGUIRA’ LE SEGUENTI ISTRUZIONI SARA’ PERSEGUIBILE PER LEGGE. Sarà sanzionata.

E’ la prima volta, nella storia della Spagna, in cui una donna rischia di dover pagare una multa per aver cercato di abortire senza percorrere quell’inutile e lungo iter burocratico; con la lentezza degli ospedali, dal momento in cui una donna si accorge di essere incinta il tempo passa in fretta.

E le donne che decidono di abortire senza un motivo fisico? Non potranno. Dovranno pagare una multa, oppure farlo in clandestinità, con del rosmarino o una gruccia.

Un governo non può permettersi di cambiare una legge sui diritti della persona solo per ingraziarsi l’elettorato più conservatore. La Spagna si pone così fuori dalle regolamentazioni europee, con il rischio che una donna spagnola possa espatriare per abortire. Le discriminazioni sociali si acuiscono, dato che gli esami sono più numerosi e le condizioni igieniche in cui i più poveri svolgeranno gli aborti saranno peggiori; con la conseguenza di un maggior calo della qualità sanitaria.

Altre prove della follia di questa legge? La legge attuale è anche preventiva, dato che prevedeva una maggiore educazione sessuale e affettiva; gli aborti quindi, sebbene la forbice delle persone che potevano usufruirne fosse più ampia, diminuivano sempre più.

Arriviamo poi al problema principale, quello che fa retrocedere la Spagna di mille anni. Le donne senza patologie non possono abortire? Decenni di battaglie per la libertà di poter decidere del proprio corpo e della propria vita, reggiseni bruciati in piazza, per cosa? Per vedere il proprio Paese, nel 2013, tornare indietro di più di cinquant’anni.

La donna non è più vista quindi come una donna in sé, ma come una donna madre. Una volta incinta, non può più tornare indietro, l’unica funzione a cui può assolvere è quella della maternità. In poche parole: o ti fai chiudere le tube di Falloppio, o se resti incinta ti tieni il pargolo.

Uno snaturamento della visione della donna e della sua capacità decisionale, dato che questa le viene completamente tolta.

Fondamentalmente Gallardòn, nella sua sfavillante genialità, fa ciò che il mondo cattolico spagnolo chiede da anni: proibire l’aborto volontario.

E’ un peccato che siano molte le donne cattoliche a ricorrere all’aborto, per le ragioni più disparate. Perchè, del resto, sono donne anche loro.

Dire che Gallardòn non sa di che parla è un eufemismo. E’ nella posizione di attuare le sue folli idee e lo fa. Poco importa non seguire l’insegnamento di Kennedy, che diceva di esser fieramente cattolico ma anche il Presidente di una Nazione, e quando c’era da legiferare per il bene di un popolo metteva da parte le sue idee religiose. Si è presidenti di un popolo, non dei cattolici; loro hanno il clero.

Proibendo l’aborto volontario la Spagna fa un balzo indietro di almeno cinquant’anni, togliendo la libertà di scelta alle persone.

Una legge, si potrebbe dire, antidemocratica e anticostituzionale, in quanto lesiva delle libertà fondamentali dell’uomo, tra quali la libertà di scelta della propria vita senza far danno al prossimo. Fa un danno al feto? Diritto di anzianità, prego.

Invito sempre coloro che sostengono queste tesi, a passare una notte in un reparto di ostetricia.

Magari non cambieranno posizione. Ma il mattino dopo, le idee e i punti di vista saranno totalmente diversi.

“Togliete i vostri rosari dalla nostre ovaie”. La protesta delle donne contro la nuova normativa del governo Rajoy.

Alina Twain

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